27 Aprile 2025 – La Divina Misericordia e la Divina Giustizia
+ Ave Maria!
Carissimi, Gesù ha voluto che la domenica dopo la Pasqua sia la festa della Divina Misericordia: essa è il
necessario collegamento tra la sua Risurrezione e la nostra miseria, per il nostro ritorno alla Vita. +
Cari fratelli, gli Apostoli dovevano testimoniare al mondo la Resurrezione del Signore. Ma questo non
sarebbe stato sufficiente; la gente avrebbe detto: “Ah, sì, Gesù è risorto, ci fa piacere! Auguri a Lui!
Bene per Lui!… E noi…?” Loro, gli Apostoli, dovevano allo stesso tempo testimoniare al mondo la sua
Misericordia, dovevano poter dire: “Siamo stati dei vigliacchi, degli ingrati, lo abbiamo abbandonato,
lo abbiamo anche noi giudicato un’illusione, un fantasma… Ma Lui non ci ha rifiutati, non ci ha ritirato
il suo amore; ci ha perdonati, ci ha ripristinati nella sua amicizia, ha mangiato ancora con noi… Potete
tutti sperare in Lui. La sua Resurrezione è per noi, ha cominciato a entrare in noi, a trasformarci, a
farci diventare nuovi”
Gli Apostoli dovevano esperimentare e accettare la loro miseria, per poter constatare la Divina
Misericordia, senza la quale sarebbe rimasto un abisso di separazione tra la Resurrezione del Signore e
la nostra situazione di morte…
Il 23 Aprile 1865 nacque la Serva di Dio Luisa Piccarreta, “la piccola Figlia della Divina Volontà”.
Quel giorno era la Domenica “in Albis”, quella che segue la Domenica di Pasqua. Gesù disse a Luisa:
“…Così come volli con Me la mia Mamma come primo anello della Misericordia, per il quale
dovevamo aprire le porte a tutte le creature e perciò volli appoggiare la destra, volli te come primo
anello di Giustizia, per impedire che questa si sgravasse su tutte le creature come meritano; perciò
volli poggiare la sinistra, affinché la sostenessi insieme con Me…” (Volume 13°, 19.11.1921)
Dal 22 Febbraio 1931, più volte Nostro Signore disse a Santa Faustina Kowalska che tale domenica
sia celebrata dalla Chiesa come la festa della Divina Misericordia. Per tanto, precisamente il 5 Maggio
2000, il Papa Giovanni Paolo II, segno e dono della Divina Misericordia, ha istituito finalmente questa
festa per tutta la Chiesa, ed è deceduto il sabato 2 Aprile 2005, quando era ormai iniziata liturgicamente
la Domenica “in Albis”, festa della Divina Misericordia. E a S. Faustina Kowalska Gesù disse:
“Prima di venire come giusto Giudice, verrò come Re di Misericordia. Prima che venga il giorno
della Giustizia sarà dato agli uomini questo segno nel cielo. Ogni luce si spegnerà nel cielo e ci sarà
una grande tenebra in tutta la terra. Allora apparirà nel cielo il segno della Croce e dai buchi dove
furono inchiodati le mani e i piedi del Salvatore usciranno grandi raggi di luce che durante qualche
tempo illumineranno la terra. Questo avverrà poco prima dell’ultimo giorno”. (“Diario”, n. 83)
Soprattutto nei primi volumi di Luisa si notano i molteplici rapporti tra la Misericordia e la Giustizia,
questi due attributi divini, sui quali Gesù ritorna spesso, a motivo dell’ufficio di vittima di Luisa, chiamata
ad ottenere Misericordia per i suoi fratelli, dovendo perciò soddisfare le esigenze della Giustizia.
Parliamo per tanto della Misericordia e della Giustizia:
Questi due Attributi divini, la cui natura è sempre e solo l’Amore di Dio, rappresentano
rispettivamente l’Umanità SS. di Gesù e la sua Divinità, per cui sono inseparabili, come lo sono le due
Nature del Verbo Incarnato; formano come un binomio, come le due facce di una stessa medaglia, la
Divina Volontà, e sono quelli che regolano i rapporti tra Dio e l’uomo: la Divina Misericordia è a difesa
dell’uomo, la Divina Giustizia è a difesa di Dio.
Il Signore disse nell’ultima Cena: “Quando sarà venuto il Consolatore, Egli convincerà il mondo
quanto al peccato, alla Giustizia e al Giudizio…” (Gv 16,8). Il peccato è il disordine che rompe l’armonia
tra la Volontà Divina e la volontà umana; esso è ingiustizia e aggressione, che si scontra con la Divina
Giustizia, e tale scontro forma il Giudizio. Ma il Giudizio si evita solo facendo ricorso alla Divina
Misericordia.
Si deve però “soddisfare ogni giustizia”, come disse il Signore a S. Giovanni il Battista, per
permettere il passo alla misericordia. La Divina Misericordia passa verso la creatura sul ponte riparato
della Divina Giustizia, ponte distrutto o danneggiato dal peccato.
L’Opera della Redenzione è manifestazione e glorificazione della Divina Misericordia. L’Opera
della Santificazione invece è manifestazione e glorificazione della Divina Giustizia, che “giustifica”
(cioè, rende giusto) l’uomo con la Giustizia o Santità di Dio. È il traguardo: “Cercate il Regno di Dio e
la sua Giustizia, e tutto il resto vi sarà dato in più”.
Il Signore Dio disse a Mosè: “Farò grazia a chi vorrò far grazia e avrò misericordia di chi vorrò
aver misericordia” (Es 33,19). Per Dio essere Giusto è un “dovere” (Dio non potrebbe essere ingiusto),
invece essere Misericordioso è un suo “diritto”, al quale Lui ci tiene. Questi due attributi, Misericordia e Giustizia, che caratterizzano rispettivamente l’opera della
Redenzione e il Regno della Volontà Divina, caratterizzano anche i vari atteggiamenti spirituali del
l’uomo nei suoi rapporti con Dio. Sono due atteggiamenti religiosi, diventano due tipi di preghiera:
il servo – e anche il figlio minorenne, che ha ancora mentalità di servo, essendo “come uno schiavo,
pur essendo padrone di tutto” (Gal 4,1) – deve bussare alla porta della Divina Misericordia per ottenere;
da qui le esortazioni di Gesù a domandare (“Cercate e troverete, chiedete e riceverete, bussate e vi sarà
aperto”, “Tutto ciò che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo darà”, ecc.). Mentalità che si vede dalle
“intenzioni” che si mettono, nelle petizioni che si fanno, ecc., dal momento che “lex orandi, lex credendi”
(cioè, il modo di pregare dice qual è la fede). È il “figlio prodigo” in cammino di ritorno verso la Casa
del Padre.
Invece, il figlio che vive ormai nella Casa paterna, nella Volontà del Padre, non sente alcun bisogno
di chiedere nulla perché sente tutto suo. “Una sola cosa gli sta a cuore, la Divina Volontà e l’Amore”,
dice Gesù alla sua piccola Figlia, Luisa Piccarreta. Non ha cose proprie, ma tutto ha in comune con il
Padre, per cui solo cerca “il Regno di Dio –per tutti– e la sua Giustizia” o Santità. Non si interessa più
di sé stesso (vive in un perfetto abbandono fiducioso), ma s’interessa di ciò che sta a cuore a Dio, il suo
Regno e la sua Gloria, e di ciò che giova al prossimo e lo può unire di più a Dio.
In altre parole, chi sta ancora fuori della Casa deve bussare, chi invece è dentro non ha bisogno. Per
questo, dice il Signore, nel paradiso terrestre, nei rapporti tra Adamo innocente e Dio c’era da parte
dell’uomo l’adorazione, la lode, il ringraziamento e l’amore, ma non c’era la supplica o la preghiera di
petizione. Quella è nata dopo il peccato, dopo la rottura dell’unione con Dio, quando l’uomo si è sentito
bisognoso di tutto, bisognoso di Misericordia da parte di Dio:
“…Oh, se le creature potessero comprendere il gran male della volontà umana ed il gran bene della
Mia, aborrirebbero tanto la loro, che metterebbero la vita per fare la Mia! La volontà umana rende
schiavo l’uomo, gli fa avere bisogno di tutto; [esso si] sente continuamente mancare la forza, la luce;
la sua esistenza è sempre in pericolo, e ciò che ottiene è a via di preghiere e stentatamente. Sicché il
vero mendicante è l’uomo che vive di volontà sua.
Invece, chi vive della Mia non ha bisogno di nulla, tiene tutto a sua disposizione. La mia Volontà gli
dà il dominio di se stesso e quindi è padrone della forza, della luce; ma non della forza e della luce
umana, ma della Divina. La sua esistenza è sempre al sicuro, ed essendo padrone, può prendere ciò
che vuole, non ha bisogno di chiedere per avere. Tanto è vero che, prima di sottrarsi Adamo dalla mia
Volontà, la preghiera [preghiera intesa come petizione o supplica] non esisteva; il bisogno fa nascere
la preghiera. Se di nulla aveva bisogno, non aveva né da chiedere né da impetrare. Sicché lui amava,
lodava, adorava il suo Creatore; la preghiera non ebbe luogo nell’Eden terrestre. La preghiera venne,
ebbe vita dopo il peccato, come bisogno estremo del cuore dell’uomo. Chi prega, significa che ha
bisogno, e siccome spera, prega per ottenere. Invece, chi vive nella mia Volontà vive nell’opulenza
dei beni del suo Creatore, [vive] da padrone, e se bisogno o desiderio sente, vedendosi in tanti beni,
è quello di voler dare agli altri la sua felicità e i beni della sua grande fortuna: vera immagine del suo
Creatore, che gli ha dato tanto, senza restrizione alcuna; vorrebbe imitarlo, col dare agli altri ciò che
possiede.” (Volume 20°, 16.11.1926)
Negli Scritti di Luisa troviamo molti insegnamenti sulla preghiera, sia di adorazione, di benedizione,
di ringraziamento, di riparazione o di amore, sia d’intercessione e di petizione.
Per esempio, la preghiera di petizione che Gesù rivolge al Padre nel cuore di Luisa:
“Gesù mi ha fatto sentire che pregava il Padre per me, dicendo: «Padre Santo, ti prego per
quest’anima, fa’ che adempia in tutto perfettamente la nostra SS. Volontà. Fa’, o Padre adorabile, che
le sue azioni siano tanto conformate con le mie, in modo tale da non potersi distinguere le une dalle
altre e così poter compiere su di essa ciò che ho disegnato».” (Vol. 2°, 18.8.1899).
Oppure, “Continuando il mio solito stato, sentivo che nel mio interno il benedetto Gesù pregava
dicendo: «Padre Santo, glorifica il nome tuo, confondi e nasconditi ai superbi e manifestati agli umili,
perché solo l’umile ti riconosce come suo Creatore e si riconosce come tua creatura».” (Vol. 4°,
9.3.1903).
Per oggi è sufficiente. A Dio piacendo, ritorneremo a considerare il tema della preghiera, in quanto
che essa esprime il tipo di rapporto che abbiamo con Dio. Ma il tutto si riassume nella parola di Gesù,
fondamentale:
“Cercate innanzi tutto il Regno di Dio e la sua Giustizia, e tutto il resto vi sarà dato in aggiunta”

